Costellazioni Familiari

"Ciascuno di noi fa parte di una famiglia con cui vive ed a cui è legato, che lo voglia o meno.
Spesso continuiamo a ripetere conflitti e malesseri nelle nostre esperienze, oppure portiamo sulle spalle pesi che non ci appartengono.

O anche, viviamo a nostra insaputa il tragico destino di un familiare, scomparso da tanto tempo e mai conosciuto.
Tutte queste dinamiche ci legano in modo negativo alla famiglia, impedendoci di guardare in avanti con forza gioiosa e di avere successo nella nostra vita."
(Bert Hellinger)

giovedì 13 febbraio 2020

20 km da Auschwitz

Una donna vuole comprendere le ragioni della sua dipendenza affettiva.
Le spiego che il problema della dipendenza/indipendenza nasce con i propri genitori, per cui scelgo di rappresentare la sua famiglia di origine.
Sin da subito, la sua rappresentante si chiude in se stessa, terrorizzata da qualcosa. La madre cerca di aiutarla, mentre il padre è assente e si allontana, andandosi a nascondere dietro ad una colonna.
E' chiaro che qui è successo qualcosa di molto grave.

La bambina inizia a battere le mani per terra. Stendo un morto, lei lo guarda ma poi riprende a battere da un'altra parte. Stendo un altro morto, e continuiamo così finchè ci sono una decina di morti. A quel punto lei alza lo sguardo e guarda in lontananza, come se stesse vedendo una grande distesa, coperta di morti.
Chiedo alla donna per la quale stiamo facendo la costellazione cosa questa scena le richiama dentro. Mi dice di essere polacca e che i suoi genitori hanno vissuto sulla propria pelle la guerra. Abitavano a 20 km dal campo di concentramento di Auschwitz. Lo zio che viveva con loro fu caricato sul primo camion e non tornò mai più. Molti anni più tardi suo fratello si era suicidato.

E' chiaro cosa stiamo vedendo.
Faccio entrare la donna e le chiedo di osservare tutti questi morti.
Le chiedo di non dare giudizi, di non avere aspettative o desideri, di non prendere le parti di nessuno. Solo osservare, come quando si guardano le nuvole in cielo o l'acqua di un fiume che scorre.

Lei è profondamente toccata e sta piangendo, ma riesce in questa osservazione nuda e priva di ogni contenuto proprio.
Si calma e si rasserena.
E' pronta per il passo successivo.
Le chiedo di guardare ai margini di questa distesa. In piedi ci sono i soldati tedeschi che hanno ucciso tutta quella gente. Là sui confini ci sono gli assassini, i carnefici.
Lei inorridisce, ma è una donna forte e rimane ferma ad osservare.
Viene presa da un'ondata di rabbia furiosa. Le dico di respirarla senza agirla. E' fondamentale che lei stia ferma e osservi anche questa rabbia omicida. 
Lo fa e di nuovo si calma.
E' pronta per il passo successivo.
Le chiedo di guardare tutti con grande compassione. Un amore che abbraccia e avvolge tutti, vittime e carnefici. Un amore che non giudica, non prende posizione, non salva o accusa nessuno. Guarda tutti allo stesso modo.
Lei lo fa. La lascio con se stessa per un lunghissimo momento. Lei osserva tutto e respira. E' un momento magico, dove si percepisce che stiamo toccando qualcosa di veramente grande.
Stiamo tutti in silenzio. Lei, i rappresentanti, e tutti i partecipanti che seduti sulle sedie osservano la scena.
Passa davvero tanto tempo. Lei immobile e tutti noi altrettanto.
Poi, ad un certo punto, lei si volta verso di me. Ha uno sguardo bellissimo. E' piena di Amore ed è bellissima, sembra un angelo.

Sento che tutto si è compiuto e concludo qui la costellazione.

Abbiamo toccato davvero qualcosa di grande. La costellazione ci ha condotti indietro nella Storia per vivere un profondo processo di riconciliazione che vittime e carnefici chiedevano da tempo, e che grazie a questa discendente è stato possibile.

Papà, vedo il tuo grande amore

Una donna dice che sta vivendo un periodo di grande difficoltà, dove le sembra di essere nelle sabbie mobili e senza via d'uscita.
Prendo un rappresentante per la Vita e uno per lei.
La Vita si muove leggera ma la sua rappresentante non segue quel movimento e si guarda in giro, come se cercasse qualcuno. Spesso guarda anche a terra.

La donna dice che le viene in mente suo padre, istriano. Faccio entrare un suo rappresentante che comincia a marciare come un soldato. E' molto aggressivo verso di lei, come se volesse ucciderla. Ha in mano una pistola e spara a lei e a molte altre persone sedute che stanno osservando. Le faccio entrare, e tutte cadono a terra morte. L'uomo prende anche alcune persone e le spinge ad uccidere le altre.
E' chiaro che stiamo assistendo ad una scena di guerra. Il padre istriano sta rivivendo il dramma della guerra a Fiume e delle Foibe.

Poi, mentre si muove con arroganza tra le vittime, si sofferma su una. La guarda intensamente, improvvisamente si 'sgonfia' e comincia a piangere disperato. Si piega in ginocchio su di lei, e appoggia il viso sul suo petto, sempre piangendo disperato.
Appare chiaro che quella donna è il suo grande amore perso nella guerra.

Faccio entrare la donna per cui stiamo facendo la costellazione. Lei è inizialmente incredula, non comprende, ma poi piano piano la verità si fa largo in lei. La pazzia di quest'uomo che lei viveva da bambina era per il dolore che aveva dentro. Il suo essere aggressivo verso di lei e sua madre, il suo non essere mai stato veramente presente, i suoi rifiuti... tutto era collegato con la perdita di questo grande amore e con il suo cuore spezzato.
Comprende anche il suo silenzio. Nulla di tutto ciò era mai trapelato. D'altronde, se questo amore fosse sopravvissuto, né lei né la madre ci sarebbero state.

Allora, chiedo alla donna di avvicinarsi al padre e di guardare questo grande amore spezzato. Lei lo fa, e i lineamenti del suo viso si ammorbidiscono. 
Poi le suggerisco questa frase: "Papà, ora vedo il tuo grande amore".
Il padre, fino ad allora totalmente immerso in questo abbraccio senza fine con la sua amata, improvvisamente smette di piangere, e dopo un attimo di silenzio, alza la testa e guarda sua figlia, come se fosse la prima volta che la vedeva veramente.
Si guardano a lungo, in silenzio, e poi con piccoli gesti si avvicinano, e si abbracciano profondamente. Finalmente padre e figlia si ritrovano in quell'Amore che non conosce tempo, spazio né storia.

Ancora una volta, le costellazioni ci chiedono di andare oltre i nostri concetti di bene e di male, di giusto e ingiusto, di vittima e carnefice, per abbracciare un amore davvero tanto grande e che comprende tutto, ma proprio tutto.

venerdì 24 gennaio 2020

Voglio aiutare mio fratello

Un uomo, che come professione aiuta gli altri a risolvere i loro problemi, vuole fare una costellazione perchè suo fratello è in difficoltà e lui vuole aiutarlo.

Metto un rappresentante per il fratello e uno per lui. Sin da subito il fratello sta a distanza e non vuole che lui si avvicini. Ha un viso triste e guarda spesso per terra. Continua a mantenere una certa distanza.
Intuisco che tra loro, per terra, c'è un morto. Lo faccio stendere. Il fratello si china su di lui ed è toccato emotivamente.
L'uomo invece non comprende e continua a cercare di avvicinarsi a lui per aiutarlo.
Il fratello alza il viso e gli indica il morto. Lo invita a chinarsi ma lui ancora non comprende.

Faccio entrare la persona per cui è la costellazione che fino a quel punto era rimasta seduta al mio fianco senza comprendere cosa stesse succedendo.
La invito ad avvicinarsi al morto e a stare lì.
Lui lo fa con qualche titubanza. Rimane freddo e distaccato.
Poi, all'improvviso, qualcosa dentro di lui si rompe. Emerge un pianto che diventa sempre più forte. Lui si piega sul petto del morto e rimane raccolto nella sofferenza di questa perdita.

Qui avviene qualcosa di straordinario. Per tutta la costellazione l'uomo aveva mantenuto la sua identità di 'colui che aiuta'. Come spesso dice Bert Hellinger: "chi vuole aiutare è arrogante" e infatti quell'uomo era pieno di sé, di una (falsa) sicurezza con cui aiutava le persone, e con l'arroganza di voler aiutare suo fratello il quale per tutta la costellazione non ha mai chiesto aiuto.
E così, grazie a quel pianto, l'uomo si spezza dentro. Improvvisamente il suo viso di rilassa, i suoi occhi diventano dolci, e lui davvero diventa 'umano'. Perde quella rigidità che aveva, quell'essere dentro la propria corazza protettiva dove lui aiuta gli altri per non guardare il proprio bisogno di aiuto. Tutto questo si rompe e lui diventa un essere umano nella sua completa fragilità e vulnerabilità. Cade tutto il suo voler aiutare gli altri e finalmente aiuta se stesso.

La costellazione finisce così. L'uomo torna al suo posto, ancora visibilmente toccato.

E qui accade il secondo miracolo: la sera andando a casa riceve un messaggio da suo fratello che disdice un corso di crescita personale che avrebbe dovuto fare il giorno dopo proprio accompagnato da lui. 
Senza più la sua pressione a volerlo aiutare, il fratello sceglie finalmente il proprio destino.

Sì, perchè è proprio questo il punto: chi vuole aiutare spesso non accetta il destino che l'altro ha scelto per sé. Si sovrappone, pensando che quel destino sia sbagliato. Come ancora dice Hellinger: "si sostituisce a Dio" e questo è davvero molto pericoloso, più per lui che per la persona che vuole aiutare.

Per aiutare veramente serve tantissima umiltà. Occorre sapersi inginocchiare di fronte al destino dell'altro, e solo così è possibile accompagnarlo per la sua strada.

mercoledì 11 dicembre 2019

Loris

Una donna dice che suo figlio continua ad avere una tosse molto forte che lo sveglia di notte. Per i medici non ha nulla, ma lui comunque tossisce forte nella notte e non riesce a dormire.

Metto in costellazione un rappresentante di questo bambino il quale comincia a tossire sempre più forte. Poi questa tosse si trasforma in conati di vomito. La persona si piega verso terra e sembra vomitare fuori qualcosa.
Faccio stendere una persona che rappresenta un morto. I conati aumentato. Ne aggiungo un altra, e poi un altra ancora... e i conati continuano ad aumentare. Allora ne distendo tante, fino a riempire tutto lo spazio a disposizione. Finalmente il figlio si calma. Prende una sedia, ci sale sopra, allarga le braccia come ad abbracciarli tutti. Qui finisce la costellazione.

E' chiaro che il figlio della donna quando tossisce sta cercando di portare fuori tanti morti.
Chiedo alla donna se nella sua famiglia c'è qualche storia tragica di morti che posso spiegare quanto stiamo vedendo. Lei dice solo di un nonno che è andato in guerra. Faccio entrare questo nonno il quale osserva la scena ma non ne è coinvolto. Anche il bambino lo ignora. Non è lui.

Rimango in silenzio. Non ho soluzioni né idee. C'è una scena tragica ma non so come procedere.
Sto fermo interiormente e attendo.
Ad un certo punto mi viene da chiedere alla madre come si chiama questo bambino: Loris.
Le chiedo da dove viene questo nome, come lei lo abbia pensato.
La donna sbianca e comincia a piangere.
Mi dice che l'ha preso da un epitaffio. 
Di tutti i nomi pensati quello è stato l'unico che anche suo marito ha approvato subito.
Hanno dato al figlio il nome di un morto e lo hanno inconsapevolmente collegato con lui.

Faccio allora entrare un rappresentante per questo Loris di cui non sappiamo nulla.
L'uomo comincia a camminare tra i suoi morti in modo molto raccolto.
Il bambino osserva.
Poi l'uomo si mette a lato, prende una sedia e si siede continuando ad osservare i morti.
Il bambino si alza, va da lui, gli si siede sulle gambe e si accoccola sul suo petto. L'uomo lo accarezza dolcemente.
Sembra un padre con un figlio.

Dico alla madre che Loris è come se avesse un secondo padre, ed è tempo che davvero ne venga a conoscenza, perchè solo così smetterà di rappresentare tutti questi morti.

I Latini dicevano: "Nomina sunt consequentia rerum" per esprimere la convinzione che i nomi rivelino l'essenza della cosa o della persona nominata.