Costellazioni Familiari

"Ciascuno di noi fa parte di una famiglia con cui vive ed a cui è legato, che lo voglia o meno.
Spesso continuiamo a ripetere conflitti e malesseri nelle nostre esperienze, oppure portiamo sulle spalle pesi che non ci appartengono.

O anche, viviamo a nostra insaputa il tragico destino di un familiare, scomparso da tanto tempo e mai conosciuto.
Tutte queste dinamiche ci legano in modo negativo alla famiglia, impedendoci di guardare in avanti con forza gioiosa e di avere successo nella nostra vita."
(Bert Hellinger)

giovedì 9 febbraio 2017

L'amante

Nella nostra società e cultura, l'amante è sempre stata nascosta, bandita, rifiutata.
Il dolore di scoprire che l'uomo o la donna che amiamo viene portato via da questa figura ci porta a combatterla e a resisterla, se non a rifiutarla totalmente.
Con quali conseguenze?

In questa costellazione che segue vedremo venire alla luce una soluzione straordinaria che si allontana di molto dalla morale comune.

Una giovane donna chiede di vedere la sua famiglia di origine all'età di 16 anni, quando suo padre trovò un'amante, e questa distrusse completamente l'armonia familiare, tanto che da allora i rapporti non si sono mai ricuciti.
Vengono scelti i rappresentanti per il nucleo familiare - madre, padre, la donna giovane e il fratello - e per l'amante.
Sin da subito c'è tanta tensione contro questa donna. Nessuno la vuole, a parte il padre. Questa tensione cresce, iniziano a spingersi, a mostrare i pugni. Soprattutto la giovane donna che fa la costellazione è particolarmente violenta contro l'amante. L'aggressione cresce e comincia a rivolgersi anche verso il padre che invece è mansueto e cerca di calmare tutti. Appare evidente che lungo quella strada ci sarà solo sempre più violenza.
Intervengo e faccio mettere la giovane donna davanti all'amante, chiedendole di non reagire ma solo di respirare tutto quello che le viene sù da dentro. Lei lo fa per un lungo momento e piano piano si calma. A quel punto le suggerisco una frase: 

"Anche tu ora fai parte della nostra famiglia"

La giovane donna comincia a star male. Ha nausea e vomito e vorrebbe scappare. L'aiuto a rimanere sul posto e a respirare. Lei si calma e finalmente dice questa frase.
L'effetto è straordinario. Immediatamente sparisce tutta la tesione e l'aggressività. I volti si rasserenano e tutti cominciano ad avvicinarsi. Si abbracciano tutti insieme. La giovane donna piange commossa. E' un momento molto bello. E' il riconoscimento di una verità tenuta nascosta da troppo tempo.

Questa conclusione fa a pugni con la morale comune che invece vuole bandire, lapidare, distruggere l'amante.
Però la verità è un'altra: nel momento in cui il padre vive una relazione sentimentale profonda con questa donna, lei diventa parte del suo sistema familiare e non può più per nessuna ragione essere estromessa, pena gravi conseguenze per tutti.

So bene che questa soluzione ci chiede un passo enorme, ma è un passo di amore, amore per tutti, anche per coloro che ci hanno portato via qualcosa facendoci male.

venerdì 6 gennaio 2017

La violenza sulla donne

Una donna chiede di fare una costellazione familiare per rappresentare la violenza sulle donne da parte degli uomini.
Prendiamo sei donne che rappresentano tutte le donne vittime di questa violenza, e di fronte mettiamo sei uomini che anche loro rappresentano gli uomini che hanno fatto violenza sulle donne.
All'inizio appaiono le dinamiche tipiche di questa violenza; uomini prepotenti e superbi, donne che fuggono, donne violente a loro volta, uomini che si nascondono...
Poi facciamo sdraiare delle donne che rappresentano quelle che sono morte a causa di questa violenza. Subito cambia l'energia di tutto il gruppo. Gli uomini perdono via via l'aggressività e cominciano a sentire dolore e a piangere.
Le donne sdraiate piangono e cercano qualcuno... facciamo stendere altre persone che si rannicchiano... rappresentano i figli persi a causa di questa violenza.
A quel punto gli uomini, vedendo le donne e i figli, cedono definitivamente e si sentono presi da un grandissimo dolore. Piangono e urlano. Stanno passando attraverso il dolore che loro stessi hanno prodotto.
Ad un certo punto alcune donne si avvicinanano loro e li aiutano a vivere questo dolore, abbracciandoli e tenendoli stretti al petto. Loro piangono.
Poi, piano piano, le donne cominciano ad alzarsi e a prendersi per mano. Prendono per mano anche gli uomini e questo movimento diventa sempre più grande coinvolgendo tutti.
Alla fine, un unico grande cerchio dove tutti si tengono per mano commossi e silenziosi. 
Finalmente giunge la pace per tutti.

giovedì 22 dicembre 2016

Alle vittime di Berlino

In memoria di coloro che hanno perso la vita nell'attentato dei mercatini di Berino abbiamo fatto una costellazione.

Cinque rappresetanti per le vittime, sdraiati per terra, uno per il terrorista. L'inizio è stato di un gelo tremendo. Lui guardava le vittime con un ghigno folle. Abbiamo inserito un rappresentante per l'Islam e uno per la cultura giudaico-cristiana, ed entrambi subito si sono messi dalla parte delle loro persone.
Poi la costellazione ha cominciato veramente a muoversi. Sempre più persone si sono sentite 'tirare dentro' e sono entrate, chi sdraiandosi tra le vittime, chi mettendosi vicino a loro a piangerle. Alcuni invece sono diventati molto aggressivi verso l'attentatore e hanno cominciato a spingerlo lontano.
Ad un certo punto una delle vittime si alza e si sposta da un'altra parte della stanza, allarga le braccia a croce, e insieme a lei molte altre fanno lo stesso. Poi si sdraia e rimane così, con le braccia aperte, come se fosse crocefissa. La rappresentante della cultura giudaica-cristiana le si avvicina e comincia a piangere forte, sempre più forte, poi si sdraia sopra di lei con un pianto infinito. Sembrava una madre che piangesse il figlio morto. Tutto intorno molte persone tenevano le braccia aperte a croce. 
Vista da fuori questa scena sembrava riportare alla morte di Cristo con Maria a prenderlo tra le braccia dopo la croce.
La scena è andata avanti a lungo, poi ad un certo punto questa rapresentate di Cristo comincia a dirigersi verso l'attentatore, lo raggiunge e piano piano si mette alle sue spalle, e poi lo conduce lentamente verso le vittime. Man mano che si avvicinano tutti gli altri si mettono intorno alle vittime e allargano le braccia. Rimangono così a lungo. Poi una persona viene presa da un'aggressività violenta e spinge lontano l'attentatore. Altri intervengono e lo calmano. Di nuovo il carnefice si avvicina alle vittime, e di nuovo qualcuno diventa aggressivo e lo allontana. Alla terza volta che lui si riavvicina nessuno interviene.Lui guarda a lungo le vittime, poi prende per mano una persona, e arretra allontanandosi fino alla porta d'uscita e là rimane, guardano fuori.
Tutti sono fermi. Regna un grande silenzio. Tutto si è acquietato e le persone sono in pace.
Qui finisce la costellazione.

lunedì 19 dicembre 2016

Coscienze e Conflitti

Dietro alla maggior parte dei conflitti, sia personali che su larga scala, opera come forza motrice una coscienza  particolare: essa ha come scopo quello di garantirci l'appartenenza al nostro gruppo e quindi ci indica tutto il tempo come agire per assicurarci questa appartenenza e cosa non fare per perderla. E' questa coscienza che ci spinge ad aggredire, rifiutare, negare e pure uccidere qualcuno che può minacciare la nostra appartenenza. Lo vediamo bene nei delitti d'amore, ma anche negli affari, in politica e in tutti quei campi dove all'interno del nostro gruppo appare un 'avversario', ossia qualcuno che sentiamo può minacciare la nostra permanenza nel gruppo. 
In sintesi questa coscienza ci garantisce l'appartenenza a quei gruppi che giudichiamo importanti, soprattutto quelli che assicurano la nostra sopravvivenza. Essa ci lega a questi gruppi, qualsiasi sia il prezzo da pagare, e noi siamo disposti a farci legare, a perdere la nostra libertà e la nostra individualità, anche a costo della nostra vita.

Dietro a questa coscienza ce c'è un altra più ampia, quella del gruppo stesso. Parliamo di una coscienza collettiva che ha come scopo la sopravvivenza del gruppo e dei suoi membri. Essa divide il mondo tra buoni e cattivi, dove i buoni siamo noi che appartieniamo al gruppo e i cattivi sono coloro che appartengono ad altri gruppi. Questa coscienza spinge i membri di un gruppo contro un altro quando questo è visto come minaccia. E tutti i suoi membri agiscono con 'buona coscienza', ossia sentendosi innocenti e giustificati dall'alto nelle azioni che andranno a compiere, anche se ciò comporterà la morte e la distruzione dell'altro. 
Queste dinamiche le vediamo bene in guerra, e nei conflitti religiosi e politici, dove gruppi si scontrano fino alla morte spinti da ideali e da un dio che si schiera con loro, ed è quindi un dio molto personale, anche se vissuto come assoluto.

In sintesi, queste coscienze ci impongono di scegliere tra il bene e il male. Ma di che bene si tratta? E' bene solo ciò che garantisce l'appartenenza al gruppo e la sua sopravvivenza, ed è male ciò che lo minaccia.

Bisogna quindi distinguere tra quel 'bene' che nasce sotto l'influsso della coscienza da un altro 'bene' che è al di là di ogni coscienza. Nel profondo dell'anima vi è infatti un grande bene che supera i limiti della coscienza. Si tratta di un bene superiore che unisce nell'anima ciò che prima era stato diviso dalle coscienze. Ciò che appare buono o cattivo alla coscienza viene unito a livello superiore da qualcosa di più grande.

Se cerchiamo la fine di un conflitto è a questo bene superiore che dobbiamo tendere perchè qualunque 'bene' guidato da una coscienza è limitato solo ad alcune persone e contro altre.